Defenders of the faith

Judas Priest copertina Defenders of the faith
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Fede è l’assoluta convinzione nella verità e giustezza di un assunto. In questo caso l’Assunto è il metallo pesante, ed i Judas Priest in questo disco si autoproclamano difensori di questa convinzione. E se sei adolescente fai presto a farti convincere di come sia sacrosanta questa dedizione ad una causa così ridicola e allo stesso tempo così potente.

Defenders of the faith” è il nono album in studio della band di Birmingham, che oltre che per l’uso di titoli magniloquenti come questo, divenne celebre anche e soprattutto per aver codificato l’estetica dell’abbigliamento dei metallari di quegli anni: borchie, cuoio, anfibi, motociclette, facevano splendida mostra di sé sulle foto all’interno delle copertine e sui palchi durante le esibizioni dal vivo del quintetto. Sulla copertina di questo disco, come nel precedente “Screaming for vengeance”, la scritta “Judas Priest” è disegnata in tre dimensioni, mostrando uno spessore che si sviluppa verso il basso e verso sinistra. Il senso della profondità della scritta stessa viene però alterato da una incoerenza tra la visione frontale della sottolineatura della lettera “s” e la sua proiezione, che segue invece uno zigzagare diverso da quello visibile di fronte. Ok, questi dettagli sono roba da malati, perciò puoi anche passare oltre.

Il fantastico mostro corazzato e laccato dell’illustrazione di copertina è un’idea della band ed è opera di Doug Johnson, il quale – oltre che delle cover del già citato “Screaming for vengeance” e del successivo “Turbo lover” – fu anche autore della locandina americana del film “Novecento” di Bernardo Bertolucci. Dal disco, che contribuisce a definire lo stile musicale della band marcandone ulteriormente la pesantezza ma al tempo stesso confermandone la riconoscibilità, furono estratti tre singoli, qui elencati dal più al meno recente: “Some heads are gonna roll”, “Love bites” e “Freewheel burning”, quest’ultimo da considerare la canzone heavy metal per eccellenza. Sulla bustina interna, oltre ai testi (presenti nei dischi già a partire da “Screaming…”), trovi indicazioni sulla paternità degli assoli di chitarra suonati nell’album.

Gli anni successivi della carriera dei Priest furono segnati da un’infamante accusa di istigazione al suicidio da parte dei familiari di due poveri ragazzi meno che ventenni, i quali dopo essersi ubriacati ed imbottiti di erba mentre ascoltavano un loro disco, si spararono in faccia con un fucile. Per questo i nostri subirono un processo alla fine del quale vennero però sollevati da tutte le accuse. Roba di appena qualche decennio fa, non del Medioevo.

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