Keeper of the seven keys, part I & part II

Helloween preview Judas
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Helloween copertina Keeper of the 7 keys I
Helloween copertina Keeper of the 7 keys II

Due dischi per un unico concept: dopo il primo LP “Walls of Jericho”, i tedeschi Helloween realizzano un capolavoro diviso in due parti, l’una uscita nel 1987 e l’altra nel 1988. Sono già forti dell’arrivo di Michael Kiske alla voce, a sostituire il cantato del chitarrista e membro fondatore Kai Hansen, quando danno alle stampe i due lavori qui ricordati; l’artwork delle copertine, entrambe apribili, ricalca i cliché dell’epoca, ovvero personaggi orrorifici o mostruosi inseriti in contesti spettrali, qua disegnati da un certo Uwe Karczewski, illustratore di diverse altre copertine dei primi dischi degli Helloween, oltre che per lavori di Stormwarrior, Iron Angel, Iron Savior e Heavens Gate, band provenienti tutte da Amburgo. Le rispettive inside sono un concentrato di vignette divertenti in cui gli uomini-zucca – beniamini della maggior parte delle loro produzioni – si ritrovano alle prese con le quotidiane disavventure affrontate dall’idealtipo del metallaro anni ’80 (alcol, musica, ragazze e pregiudizi): se gli Iron Maiden avevano Eddie The Head e i Megadeth il loro Vic Rattlehead, gli Helloween avevano l’uomo-zucca (Pumpkin-head, evviva la fantasia). All’interno della copertina trovano posto anche i testi delle canzoni, che solitamente invece vengono stampati sulla inner sleeve del vinile; questa invece (in entrambi i dischi) riporta in un lato le tradizionali fotografie del tour più recente della band, e se nel caso della prima parte del disco l’altro lato della bustina appare totalmente bianco, nel secondo caso l’altro lato subisce il destino che la Noise International, l’etichetta berlinese degli Helloween e di tanti altri artisti metal seminali degli anni ’80 (Kreator, Tankard, Celtic Frost, Voivod, Over Kill…), riservava alle proprie produzioni, cioè un’asciutta pubblicità dei dischi già usciti delle altre band della propria scuderia: erano altri tempi…

Da un punto di vista strettamente musicale, Keeper of the Seven Keys part I e part II rappresentano il manifesto della band, cioè i dischi con i quali il loro suono diviene tipico e riconoscibile, anche se in qualche lavoro posteriore i cinque, forse inebriati dal successo e dal contratto con una major, mostreranno di virare verso sonorità decisamente più pop, per poi tornare successivamente al loro stile consueto e potente. La struttura delle due parti è identica, con delle intro strumentali sul lato A e due suite di oltre tredici minuti sul lato B (la prima delle quali intitolata “Halloween”…e se non è un manifesto questo…). Nasce il power metal.

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