Vitalogy

Pearl Jam copertina Vitalogy
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Vitalogy, il terzo album dei Pearl Jam, si discosta parzialmente dalle due produzioni precedenti. Il disco esce anonimo: sul fronte della copertina non appare il nome della band, ma campeggia solo il titolo dell’opera scritto con una font calligrafica ormai leggendaria. L’aspetto del gatefold richiama volutamente quello di un vecchio libro dalla copertina di pelle: Vedder ha raccontato che l’ispirazione per il titolo dell’album e per il booklet in esso contenuto gli venne da un libercolo da lui acquistato in un mercatino dell’usato e contenente una specie di trattato di una (oggi si direbbe) pseudoscienza indagante in maniera tutt’altro che rigorosa la salute di uomini e donne ed i rimedi più stravaganti per conservarla. In effetti, il libretto con i testi dei pezzi, che puoi trovare inserito nel lato della copertina in cui trova spazio la busta interna contenente il vinile, è una raccolta di illustrazioni e fotografie ritraenti parti del corpo, e di appunti scritti a mano o con una vecchia macchina da scrivere, in un pastiche il cui intento è proprio quello di ricordare il procedere di una indagine, mentre si tratta – appunto – di ciarlataneria bella e buona. Lo stesso titolo del disco (che mi consento la libertà di tradurre con “vitalogia”) lascia intendere una fantomatica disciplina scientifica che parla di tutto e di nulla, dall’anatomia all’economia domestica, mentre nella pratica raccoglie e propone antichi rimedi al limite della stregoneria per la cura di certi sintomi e consigli su come mantenere l’igiene in casa. Le foto riprodotte nella inner sleeve ritraggono alcuni luoghi di Roma (in una di esse, un muro su cui campeggia la scritta “Bush boia”; in un’altra, Karol Wojtyla affacciato alla finestra in San Pietro). Per quanto riguarda la tracklist, “Vitalogy” contiene alcuni dei pezzi maggiormente suonati durante i live dei nostri: “Corduroy”, “Whipping”, “Better man” e la struggente e meravigliosa “Nohtingman”. E tra l’altro, il pezzo ed il video di “Spin the black circle”, la seconda traccia del disco, favolosa sfuriata punkrock, sono entrambi un omaggio a quel vinile che nel 1994, anno di uscita di questa release, aveva ormai perso tutto il proprio potenziale commerciale. Viva la vinyl!

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